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Schizofrenia → Pillole di Psicologia

La schizofrenia viene considerata la massima espressione della malattia mentale e nell'immaginario collettivo si identifica con la pazzia. Il termine, dal greco schizein (dividere) e frenos (mente), significa letteralmente “mente divisa”e sottolinea l’aspetto peculiare della patologia, la dissociazione mentale. L’età d’insorgenza è tra i 15 e i 35 anni e non c’è prevalenza di sesso.

Le cause

Ipotesi biologiche

  • genetico-costituzionali dove si fa riferimento all'origine genetica della malattia anche senza aver mai scoperto un gene responsabile ma in base all'osservazione di una maggiore incidenza nei consanguinei
  • neurotrasmettitoriali che invece attribuiscono la patologia all'azione delle sostanze modulatrici la trasmissione dell'impulso nervoso. Un'iperattività della dopamina è in causa nella sintomatologia cosidetta positiva dove predominano deliri, allucinazioni e dissociazione mentale, mentre la serotonina sarebbe implicata nella sintomatologia negativa dove prevale la chiusura autistica.

Ipotesi psicologiche

  • scarso sviluppo dell'IO con impossibilità di mediazione tra ES e Super-IO con scarso dominio della realtà esterna vista come minacciosa e necessità di proteggersi in una realtà immaginaria
  • tipologia della madre fredda e distaccata che compromette un adeguato sviluppo della sicurezza e della fiducia in sè stessi
  • ambiente familiare rigido e direttivo dove il messaggio educativo è ambiguo incitando verbalmente all'iniziativa personale e di fatto sotituituendosi al soggetto in tutte le decisioni.

Suggerimenti

http://www.sindromedeficitattenzione.it/
Tutto su uno dei disturbi piu comuni e più sottovalutati; il deficit d'attenzione, come riconoscerlo e come curarlo..

www.lapsicosi.it
Sito interamente dedicato a questo disturbo, scoprine di più!

www.psicologi-lombardia.it/
Elenco degli psicologi e psicoterapeuti presenti nella città di Milano, clicca sul link sopra riportato per accedere alla lista completa.

http://www.psicologicampania.it/psicologo-napoli.html
Elenco degli psicologi e psicoterapeuti operanti nella regione Campania, l'elenco più completo di psicologi presente sul sito è sicuramente quello che riguarda la città di Napoli.

http://www.psicologi-emiliaromagna.it/
Psicologi e Psicoterapeuti dell'Emilia Romagna. In questo sito potrete trovarne un vasto elenco con le relative schede di presentazione dei dottori.


I sintomi del deficit d'attenzione

Si distinguono varie forme cliniche ma in generale gli elementi determinanti sono:

  • la dissociazione mentale
  • distacco dalla realtà
  • percezione delirante del mondo esterno
  • depersonalizzazione (il soggetto percepisce una parte di sè come estranea)
  • alterazione della coscienza dell'IO che comporta stereotipie, perseverazione, ecolalie etc.
  • disturbi dell'affettività con vissuto depressivo, generalmente dopo la fase acuta, pericoloso perchè può indurre al suicidio.

La diagnosi

Problematica è la diagnosi differenziale con il disturbo psicotico breve (quello che in passato veniva definito poussèe delirante acuta) che esordisce nello stesso modo. Viene distinta successivamente da questa per la diversa evoluzione; la poussèe regredisce infatti nell'arco di un mese.

Terapia

Vengono utilizzati i neurolettici per i deliri, le allucinazioni ela dissociazione.

Prognosi

Dall'emanazione della legge 180 (la famosa legge Basaglia) e la chiusura dei manicomi l'intervento sul paziente psichiatrico è incentrato sulla reintegrazione nel sociale . Le comunità terapeutiche possono però solo aiutare in questo percorso e non è immaginabile una guarigione dalla malattia.


Cattiveria e creatività

Forse, tra cattiveria e creatività c’è qualche misterioso rapporto
Dopo quello che, a me sembra un lungo silenzio, una mia paziente in seduta esclama “Ma sono la stessa cosa!".
In un primo momento non capisco a cosa si riferisce.
Rimango interdetto almeno fino a quando aggiunge: "Ma si, creatività e cattiveria sono uguali, sono solo due modi diversi per chiamare le stesse cose, per parlare delle stesse emozioni, da due punti di vista differenti!"
Dopo un attimo di esitazione, devo ammettere quasi a bocca aperta che questa giustapposizione di parole appare intrigante anche a me.
Mi chiedo come abbia fatto ad accorgersi, se di questo si tratta, che sono le stesse lettere dell'alfabeto disposte in maniera diversa, cioè un anagramma, un gioco da Settimana Enigmistica! E ancora mi chiedo per quali percorsi mentali sia arrivata a “sentire” qualche intimo legame fra queste due parole.
"Ah, proviamo a parlarne!" aggiungo.
Intanto penso, tra me e me, a quella che sembra una semplice concomitanza, una coincidenza. In questa paziente però (la chiameremo Laura) ha prodotto un’intuizione fulminante, comunicata a me con uno slancio del tutto inaspettato.
La sorpresa, dunque. E' così che si avvia la catena associativa. Di sorpresa in sorpresa.
Per questo le chiedo quali pensieri stava cercando di organizzare nella sua mente, quando è arrivata alla sua conclusione.
Un intervento non necessario!
Ella stessa mi dice che stava giusto pensando a sua madre, da sempre portata in seduta come la quintessenza della cattiveria, descritta come donna malvagia e capace delle perfidie più audaci, inaffidabile e dedita da tempo immemore, fin da quando la figlia era ancora una bambina, alla sistematica disgregazione di tutte le sue iniziative. Una madre che ha frequentato spesso i sogni della mia paziente, tormentandola con incubi sotto forma di ragni mostruosi, dotati di zampe artigliate e tentacolari simili a gabbie, come le grate di una prigione, con bocche simili a tenaglie, voraci, divoratrici, ed in grado di emettere viscide ragnatele avvolgenti, che ancora oggi suscitano in lei penose reazioni di fobia incontrollata al solo pensiero del ragno.
Questa figlia, ormai adulta e madre a sua volta, è ancora oggi apparentemente impegnata in una lotta senza quartiere coi suoi fantasmi, nello sforzo di affermare la propria individualità, rincorrendo la propria autonomia emotiva, emancipandosi dalla dipendenza di ricordi amari ed angosciosi.

Un piccolo inciso: ascoltandola, si fa una certa fatica ad accettare come buono il fatto che la madre, cattiva come la strega di Biancaneve, sia una Grimilda a tutto tondo, dove non ci sia nulla da salvare. Non fosse per altro che Laura è una persona intelligente e sensibile, dall’emotività a volte incontrollata, esigente, ma anche molto affettuosa, ambiziosa, fondamentalmente buona: da chi avrà acquisito queste capacità?
In effetti, proprio il rapporto difficile e disturbato con questa madre, sembra abbia avuto un ruolo nel portare questa paziente da me.
Perché i pazienti vengono da noi?
Perché qualcosa non ha funzionato o non funziona in maniera soddisfacente nelle relazioni interpersonali; oppure perché qualcosa si è inceppato nel cammino di individuazione, od infine perché qualcosa nel rapporto con sé stessi si colora di un'ombra depressiva.
Veniamo al primo punto: questa paziente, un’apprezzata professionista in un ambiente competitivo, dove la creatività personale fa la differenza, è molto impegnata nel suo campo e viene spesso coinvolta in conflitti radicali con colleghi e colleghe, arrivando anche a rotture insanabili su base proiettiva. Infatti, ripropone sovente in seduta il suo cruccio: con una certa regolarità formalizza accuse ignominiose contro di loro, sostenendole con quelli che Laura ritiene fatti incontrovertibili. La sua buona fede è una sorta di assioma di partenza e tutto quanto c’è di cattivo, viene messo fuori di lei e regolarmente attribuito agli altri. Come succede con sua madre.
Questa cosmica cattiveria da cui si sente circondata la costringe a “ritirarsi nei suoi appartamenti” (il suo studio professionale), a medicare le sue ferite. Lì si sente nel suo mondo, in paradiso, protetta, sicura, apprezzata, e, tenendo fuori, lontana, tutta la cattiveria può dedicarsi alla sua professione con risultati creativi che, non ho motivo di dubitarne, sono anche di notevole livello. Proprio come le capitava da bambina, quando, lasciata chiusa da sola in casa, in assenza della madre, fantasticava di fughe chimeriche in mondi immaginifici e progettava per sé scenari futuri di successo costellati da trionfi narcisistici.
Che ci sia qualche cosa di vero nella sua esclamazione sulla cattiveria e la creatività?

E veniamo al secondo punto.
Ribelle fin da bambina, maschiaccio nella prima adolescenza e seduttiva più tardi - un tratto del carattere che le ha procurato anche qualche guaio non cercato, oltre a qualche altro guaio più consapevolmente e irresponsabilmente rincorso - ancor oggi si sente sul filo del rasoio. Fatica a scegliere quali aspetti del suo funzionamento può abbandonare al loro destino, perché decisamente inadeguati all’età, e quali invece valorizzare per la sua stabilità emotiva ed affettiva. Ad intervalli non programmati, sull’onda di sogni adolescenziali, si lascia trascinare in esperienze difficili da decifrare nel loro significato e tantomeno da gestire in una quotidianità piuttosto articolata.  Si giustifica a prescindere “perché ne ho bisogno … per non morire soffocata”, appunto dalla quotidianità.
La fine di queste avventure poi la lasciano in balia di paranoie e marasmi, tanto notturni quanto diurni, nei quali si sente cattiva e meritevole di punizioni inenarrabili, a cui tenta di sfuggire con fantasie autolesioniste ed estreme. Poi, lentamente, faticosamente, “rinsavisce”. Lo sguardo ed il sorriso di suo figlio, che qualche tempo prima avrebbe buttato nel fuoco o giù dal balcone, la convincono che la sua creatura è un premio che la vita le ha dato e sente che deve fare di tutto per proteggerlo, farlo crescere felice ed amarlo.
Un’altra coincidenza?

Infine, la depressione.
Così, come si presenta a me, sembra spesso pervasa da furie maniacali, agitazioni verbali, iperproduzioni di fantasie, perché no, anche creative nel loro insieme, e tuttavia fantasie col sapore di una sorta di fuga dalla realtà sentita come ostile. O meglio: ”non sentita”, non raggiungibile.
Allora, meglio sentirsi cattivi che non sentirsi, in una sorta di nemesi con quel mondo esterno così cattivo, dove solo poche vere amicizie – per la verità elevate ad un ideale piuttosto ineffabile, tipo mamma buona, per intenderci, quella che non può tradire mai - ci possono consolare.
Viene il sospetto che tutto il suo vitalismo, tutto il suo affannoso rincorrere riconoscimenti, sia un modo per tenersi al riparo dalla perdita di autostima, dal rischio di sentirsi vuota e priva di valore.
Come accade nei suoi sogni, la difficoltà a conservare una coscienza adeguata del valore di sé, la costringe di volta in volta a fare i conti con una serie di incubi. In uno di essi si rivolge ad una cattedra di Giudici che devono ratificare ufficialmente il suo valore; questi ultimi però colgono invece l’ingenuo desiderio di grandiosità e la rimproverano, decretando la sua bocciatura irrimediabile.
Questa che appare come una sorta di cattiveria verso di sé in grado di mortificare tutti i suoi sogni di affermazione artistico-professionale, è il light-motive sull’onda del quale è arrivata alla sua intuizione.

Dopo qualche alto momento di silenzio esclama: “Io li ho creati, io li devo distruggere”. Penso che si riferisca ai Giudici.
Sento che non posso più escludere a priori una possibilità, un pensiero: qui sembra proprio che il diavolo ci abbia messo almeno un pizzico di coda.
Lei, Laura, quel rapporto fra cattiveria e creatività lo sente davvero.
Speriamo che prima o poi riconosca anche la differenza fra immaginazione, fantasia, desiderio e realtà. 

Dr. Franco Ferri Psicologo Psicoterapeuta
Sito web: http://ferrifranco.xoom.it

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